Ravenna, scoppia il caso dei “medici anti-Cpr”; l’attacco di Salvini: “Da arresto”, la difesa del sindaco.
Sotto indagine sarebbero 6 camici bianchi, l’inchiesta che ha travolto il reparto di Malattie infettive dell’ospedale romagnolo, resa pubblica dalle dichiarazioni del vicepremier Matteo Salvini, è diventata un caso politico. L’indagine della polizia coordinata dai Pm Daniele Barberini e Angela Scorza punta a fare luce sui certificati medici utili all’iter di invio nei centri di rimpatrio degli extracomunitari irregolari nei Centri di permanenza per i rimpatri, e del conseguente volo aereo per i Paesi d’origine.
Nei giorni scorsi, più precisamente nella notte tra l’11 e il 12 febbraio scorsi, il reparto dell’ospedale ha subito una perquisizione informatica: di qui le parole furiose del Ministro Salvini e del collega Piantedosi, poi lo sdegno degli amministratori locali di centrosinistra e delle associazioni professionali mediche sull’accaduto. Oggi interviene il sindaco di Ravenna, Alessandro Barattoni che invita a “prudenza e cautela”, manda a dire. “Invece queste indagini, volte a riscontrare eventuali reati, hanno generato una serie di dichiarazioni improvvide da parte di alcuni ministri della Repubblica- stigmatizza- solitamente silenti rispetto a indagini o, peggio ancora, davanti a condanne dei loro colleghi di governo che, al contrario, in questo caso già individuano colpevoli e additano all’opinione pubblica i medici dell’Unità Operativa di Malattie Infettive dell’Ospedale di Ravenna come i responsabili di tutto ciò che non va in tema di rimpatri”.