Vendemmia, entra nel vivo in Abruzzo e i primi riscontri dalle campagne
confermano una situazione particolarmente difficile.
La prolungata assenza di precipitazioni e le temperature elevate hanno determinato un forte stress idrico e
termico nei vigneti, con perdite produttive che nelle aree più colpite arrivano fino al 70%.
Le criticità maggiori si registrano negli areali viticoli litoranei e di media collina delle
province di Chieti e Pescara, con appassimenti delle uve, colpi di sole, riduzione del peso
degli acini e perdita più rapida dell’acidità.
La situazione resta differenziata da territorio a territorio e CIA Chieti-Pescara sottolinea
quindi la necessità di non generalizzare il dato del 70% all’intera produzione regionale.
La raccolta, iniziata il 3 agosto con le varietà bianche più precoci, è partita con circa dieci
giorni di anticipo rispetto alla media degli ultimi anni. Pecorino e Trebbiano sono già in
raccolta in diverse aree, mentre per Montepulciano e varietà medio-tardive le prossime
settimane saranno decisive.

Nella foto: Domenico Bomba, presidente CIA Chieti- Pescara.
«Il problema è che questa emergenza arriva dopo anni nei quali le nostre aziende non
hanno praticamente avuto tregua», dichiara Domenico Bomba, presidente CIA Chieti-
Pescara. «Nel 2023 la peronospora ha provocato danni enormi alla viticoltura abruzzese,
poi sono arrivate la siccità e altre avversità climatiche e oggi ci troviamo nuovamente a
fare i conti con la mancanza d’acqua. Non parliamo più di una singola annata negativa,
ma di una crisi che sta diventando strutturale».
A preoccupare CIA non è soltanto la perdita produttiva della singola azienda. Dopo più
campagne difficili consecutive, molte imprese agricole stanno esaurendo la capacità
economica di assorbire nuove perdite.
«Un’azienda può riuscire a superare un’annata difficile, forse anche due. Ma quando le
emergenze diventano continue viene meno la possibilità di recuperare», continua Bomba.
«Dobbiamo dirlo chiaramente: alcune aziende rischiano di chiudere definitivamente. E
quando chiude un’azienda agricola perdiamo produzione, occupazione, presidio del
territorio e una parte della nostra economia rurale».
Ma la riduzione della produzione si trasferisce inevitabilmente anche sul sistema
cooperativo e sulle cantine. Meno uva conferita significa lavorare volumi inferiori
mantenendo una parte importante degli stessi costi di struttura, trasformazione,
personale ed energia, con un conseguente aumento dei costi per unità di prodotto.
Per una regione fortemente vitivinicola come l’Abruzzo, quindi, il problema non riguarda
più soltanto il vigneto ma la sostenibilità economica dell’intera filiera.
«Le nostre cooperative rappresentano un patrimonio economico e sociale fondamentale»,
sottolinea Bomba. «Se diminuisce drasticamente il prodotto da trasformare, aumentano i
costi e si riducono i margini. Dobbiamo salvaguardare insieme produttori, cooperative e
capacità competitiva del vino abruzzese sui mercati».
A rendere il quadro ancora più complesso sono le condizioni del mercato. Al 31 luglio
2026, secondo il report ICQRF Cantina Italia, nelle cantine abruzzesi risultavano 2,46
milioni di ettolitri di vino in giacenza, dei quali 1,96 milioni nella sola provincia di Chieti,
quasi l’80% del totale regionale. La riduzione della produzione provocata dalla siccità,
quindi, non può essere automaticamente interpretata come una condizione favorevole
per i prezzi.
«Il rischio è un paradosso: produrre meno, avere costi più alti e non riuscire comunque a
ottenere una remunerazione adeguata», afferma Bomba. «Per questo serve un
messaggio chiaro anche al mercato: in questa fase occorre responsabilità da parte di tutti
gli attori della filiera. Il valore delle uve e del vino deve consentire alle aziende e alle
cooperative di continuare a produrre. Difendere il reddito agricolo significa oggi difendere
il futuro stesso della vitivinicoltura abruzzese».
CIA Chieti-Pescara attiverà immediatamente la propria rete dei CAA per assistere le
aziende interessate nella segnalazione dei danni e nell’attivazione delle procedure
previste nell’ambito di AGRICAT, verificando le condizioni delle singole imprese.
Parallelamente saranno raccolte le segnalazioni provenienti dal territorio per arrivare a
una quantificazione puntuale delle perdite e sostenere tutte le ulteriori iniziative
necessarie nei confronti della Regione e delle istituzioni nazionali.
«I produttori non saranno lasciati soli. Saremo al loro fianco nelle procedure
amministrative, ma contemporaneamente porteremo avanti ogni azione sindacale e
istituzionale necessaria», assicura Bomba.
CIA chiede una ricognizione immediata dei danni, strumenti per garantire liquidità alle
imprese maggiormente colpite e, soprattutto, una strategia strutturale sulla gestione
dell’acqua.
«Non possiamo continuare a intervenire soltanto dopo ogni emergenza. Dopo la
peronospora e le ripetute siccità, il cambiamento climatico è ormai entrato nei bilanci
delle nostre aziende. Oggi non dobbiamo soltanto salvare una vendemmia. Dobbiamo
salvaguardare le aziende, le cooperative, il mercato e il futuro dell’intera filiera vitivinicola
abruzzese», conclude Bomba.