MASOUD PEZESHKIAN PRESIDENTE IRAN
Iran: Pezeshkian, nel corso di un incontro con il ministro dell’Economia, ha condannato l’incapacità di raccogliere il disagio di “negozianti, commercianti e lavoratori” per le “terribili condizioni economiche” in cui versa il Paese.
Nessun cenno tuttavia alle altre istanze emerse dalle proteste più partecipate dal 2022, e iniziate a fine dicembre: riforme democratiche, fine della repubblica islamica e del sistema degli ayatollah e rispetto dei diritti umani e civili, a partire da quelli delle donne. Dura la repressione dei cortei, come hanno denunciato cittadini iraniani, anche a seguito di blackout di internet almeno fino alla serata di ieri.
Secondo un’organizzazione iraniana negli Stati Uniti, nel “buio digitale” si sarebbero intensificate le uccisioni e i morti sarebbero 2.800, ma c’è chi ne indica oltre 12mila. Sulle proteste è tornato con un post su Truth social Donald Trump. Il presidente degli Stati Uniti ha incoraggiato gli iraniani a “continuare a protestare per rovesciare le istituzioni” preannunciando che “gli aiuti sono in arrivo”. Sollecitato da un giornalista sul senso di questa promessa, Trump ha replicato che l’azione militare è tra le opzioni: per le violenze registrate “ci saranno conseguenze”, ha detto. Parole a cui ha replicato l’ambasciatore iraniano all’Onu, Amir Saeid Iravani, accusando Washington di incitare alla violenza, destabilizzare il governo e minacciare la sovranità e la sicurezza del Paese.
