A tre anni dalle atrocità commesse da Hamas il sette ottobre duemilaventitre, in Israele persistono profonde ferite psicologiche e accese proteste nei confronti delle istituzioni politiche e di sicurezza, accusate di non aver prevenuto la tragedia.
L’attacco terroristico ha provocato la morte di mille duecento persone e il sequestro di altri duecentocinquantuno ostaggi, innescando una grave crisi emotiva nella popolazione.
La linea d’emergenza per la salute mentale Eran ha registrato oltre uno milione di chiamate di soccorso e un forte incremento dei segnali di disagio psicologico e di pensieri suicidari.
Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha reso omaggio alle vittime ribadendo la determinazione a completare la missione e a punire i responsabili.
Contestualmente, l’esercito israeliano ha comunicato che, dei seimila infiltrati dalla Striscia di Gaza durante l’attacco, quattromila sono stati eliminati, mentre proseguono le operazioni per rintracciare i duemila rimanenti.
